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È colpa mia

In molti momenti della nostra vita ci possono accadere cose spiacevoli o terribili che ci sembra siano colpa nostra.
Può darsi che sia evidente ai nostri occhi aver partecipato in maniera importante all’insorgere di quel problema o di quell’evento funesto.
Spesso sentiamo di entrare in comportamenti, sentimenti, scelte, atteggiamenti che ci fanno male, che sono distruttivi per noi.

Per esempio potremmo accorgerci di essere spesso arrabbiati, e di come la rabbia rovini il nostro umore e le nostre relazioni.
Oppure di essere depressi o ansiosi, arroganti o lamentosi, persecutori o vittimistici, pigri o avidi e che ciò che stiamo facendo non fa bene alla nostra vita.

Ma dovremmo guardare meglio, oltre la superficie delle cose.
Stiamo sottovalutando enormemente la complessità di noi stessi, la complessità della vita.
Tutto ciò che avviene dentro di noi è frutto di processi complessissimi che affondano le loro radici in luoghi remoti di noi stessi e della realtà.

Sentirsi in colpa perché ci siamo arrabbiati e abbiamo dato uno schiaffo a nostro figlio è un errore di sguardo.

E attenzione, questo non vuol dire che vada bene averglielo dato.
Ma c’è da capire che è un grandissimo equivoco pensare che sia attraverso la colpa che io possa uscire dagli atti distruttivi che compio.

Lo ripeto:
pensiamo che per smettere di fare guai, dobbiamo incolparci dei guai che combiniamo.
È un grandissimo fraintendimento che aumenterà i guai che combiniamo.

La colpa è uno strumento di motivazione non uno strumento di soluzione. Facciamoci caso: non è con la colpa che ripariamo un vaso prezioso che abbiamo rotto, al limite lo ripariamo con la colla e tanta buona volontà. Possiamo pensare però che sia un utile strumento di motivazione. E infatti lo percepiamo proprio così, per questo tendiamo a continuare ad usarlo: se mi sento molto in colpa, sarò molto più motivato a porre rimedio. Ma sarebbe davvero utile scoprire che questo è un fraintendimento erroneo che invece di aiutare rende tutto più difficile.

Ciò che motiva a porre rimedio è “la consapevolezza dell’entità del danno” e il “grado di empatia“, non la “gravità di colpa di chi l’ha commesso”.

Sarò motivato a rimediare allo schiaffo che ho dato a mio figlio, e non rifarlo più, perché mi soffermo ad accorgermi quanto sia grave il danno che ho arrecato, quanto voglia bene a mio figlio e concentrandomi a percepire sulla mia pelle quanto dolore emotivo lui abbia provato. Non perché: “accidenti quanto sono una persona orrenda”. Sono due cose ben diverse. Addirittura opposte. Infatti per aumentare l’empatia e la consapevolezza del danno dovrei rivolgere la mia attenzione all’altra persona, mentre la colpa fa rivolgere l’attenzione di nuovo a me stesso. Dovrei concentrarmi a risanare l’altro, invece mi concentro a punire me stesso.

Ma la colpa non è solo uno “strumento erroneo” (perché nè risana, né motiva nel modo giusto) ma è soprattutto un enorme errore cognitivo.

A ben vedere dovremmo accorgerci che ogni cosa che sgorga da noi è figlia di processi estremamente grandi, articolati e complessi.
Cio che facciamo non è “figlio dell’io”, ma è “figlio del sistema intero della persona”.

E il “sistema intero della persona” e “l’io”, non sono la stessa cosa.

È il sistema intero, che fa le cose.
Mentre è L’io, che si sente in colpa.

E il “senso di colpa dell’io”, non aiuta a migliorare le cose che fa il sistema intero della persona.

Il mio io dovrebbe comprendere che quando si sente in colpa per quello schiaffo, è come se si sentisse in colpa per una mia colica renale;
Per un terremoto che mi distrugge casa;
Per un tumore al colon.

Dovremmo renderci conto che, in situazioni come quelle sopra, l’io è principalmente uno spettatore dell’improvvisa insorgenza di RISULTANTI di catene complessissime di eventi per lo più invisibili all’io.

E ciò è vero anche per qualsiasi altra manifestazione della persona, che sia rabbia, vergogna, pigrizia, paura, ecc.

La verità è che il mio io è artefice colpevole dell’insorgenza della mia rabbia tanto quanto è artefice colpevole della mia colica renale.

Rendiamoci conto che, chi sta parlando in questo momento dentro di noi, è L’IO. E l’io è una piccola parte di un complesso enormemente più grande.

Il capitano di una grande nave può trovarsi all’improvviso davanti alla situazione di emergenza di una esplosione in una delle sale macchine.

Lì lui sarà fondamentale per dare le indicazioni per gestire l’emergenza, ma non può considerarsi “artefice colpevole” dell’esplosione.
Semplicemente perché l’esplosione è derivata da processi più grandi di lui e a lui invisibili.

L’io è troppo piccolo per prendersi la colpa di cose molto più grandi e fuori dalla sua portata.

È colpa nostra una colica renale, un terremoto, un tumore al colon?
No. Non è certo l’io il colpevole di queste cose che accadono a me.
Eppure, possiamo arrivare a sentirci in colpa lo stesso anche di cose così?
Sì.

Possiamo arrivare a sentirci in colpa per due vie:
– sentiamo di aver partecipato all’insorgenza (abbiamo mangiato troppo sale, abbiamo seguito una nutrizione sbagliata);
– sentiamo che non abbiamo fatto le cose che avremmo dovuto fare per prevenire il problema o i danni (costruire una casa antisismica, fare visite di controllo per rilevare il tumore per tempo).

In realtà non ci stiamo accorgendo che c’è un enorme errore.

L’io non avrebbe potuto mangiare con meno sale, né costruire la casa antisismica, né andare a fare la visita.
Perché ogni azione o inazione è la risultante di un complesso grande e contraddittorio di forze, molte al di fuori dell’io, che vanno a costituire MOTIVAZIONI per il fare.

L’io può intervenire nella configurazione del “sistema intero della persona” solo quando ha sufficiente informazione, energia e motivazione.

Prima della colica l’io non aveva sufficiente informazione per mangiare meno sale. Nè aveva sufficiente energia (denaro) e motivazione per costruire una casa antisismica, lì dove terremoti gravi non c’erano stati mai.
L’io deve NEGOZIARE continuamente con milioni di forze ed esigenze che, dentro la persona, si muovono seguendo motivazioni proprie.

Attribuiamo all’IO un potere che non ha, finendo per dargli la colpa.

L’io, rapportandosi al sistema intero della persona, fa quel che può, con ciò che ha e con ciò che sa in quel momento.
L’io non “comanda” il sistema intero della persona, ma “prova ad incidere” sulle azioni e direzioni del sistema intero della persona.

Col “senno di poi” sono “bravi tutti”.

Certamente dopo il verificarsi di qualcosa di brutto, potrebbe darsi che, per il futuro, l’io possa “farsi seguire di più” dal resto del sistema.
Per esempio dopo il terremoto forse verrà ascoltato di più quando dirà al sistema: togli soldi alla bellezza, grandezza e comodità della casa, per spenderne di più nella sicurezza.
Lui stesso sarà più motivato ad insistere con le altre parti mentre, prima del terremoto, anche lui sottovalutava la cosa.
Ma continuerà comunque ad essere una situazione di “io” come “minoranza parlamentare”, che cerca di “farsi seguire” dal resto del parlamento del sistema intero della persona.

Meccanismi fisiologici, meccanismi energetici, meccanismi emozionali, meccanismi culturali, meccanismi sociali, automatismi acquisiti, traumi vissuti, infinite forze ben più grandi dell’io concorrono all’emersione di risultanti di azione, dentro il sistema complesso della persona.

Il capitano della nave con l’esplosione potrà magari fare tesoro dell’incidente, per studiarsi meglio alcuni punti di rischio e debolezza del sistema e cercare di evitare altre esplosioni in futuro. Ma non è l’artefice colpevole dell’esplosione.

L’io non è in grado di “creare da solo l’esplosione”.
E qualsiasi manifestazione disfunzionale della persona, come rabbia o altro, è una sorta di “esplosione” al culmine di qualche processo, dovuta al fatto che qualcosa, da qualche parte, è “andato storto”.

L’io né è la causa dell’esplosione, nè è in grado di “impedirla da solo”, senza un adeguato processo che coinvolga tutte le parti in gioco.
Però l’io è perfettamente in grado di fare una cosa diversa:
è in grado di immaginare una realtà differente dalla Realtà vera.
Può immaginare una realtà differente e considerarla la “realtà giusta”, quella che “avrebbe dovuto esserci”.
L’io non è in grado di pilotare davvero il sistema, ma è in grado di immaginarsi di poterlo fare, immaginarsi che avrebbe potuto e dovuto farlo.

L’io del Capitano non era assolutamente in grado di impedire quell’esplosione (che magari dipendeva da investimenti carenti dell’impresa sul rinnovo dei macchinari, o da qualche errore invisibile nella manutenzione), ma è perfettamente in grado di darsi la colpa.
L’io può darsi la colpa usando l’immaginazione, che è un suo grande potere.
Quello sì che è un suo potere.
Immaginare per esempio realtà alternative. O immaginare colpe facendo finta che le risultanti del “tutto” siano prodotte da una singola parte, per poi prendersela con lei.

Quando è usato male il grande potere di immaginazione dell’io può fare terribili danni. Perché l’io si sta rivolgendo a un potere illusorio, anziché ad un potere reale.

Però un grande potere reale nei confronti del sistema intero della persona l’io ce l’avrebbe. L’io ha un grande potenziale “consultivo”.
Se lavora bene, se fa quello che sa fare (conoscere, immaginare, ragionare, creare idee) può diventare sempre più bravo a “convincere il parlamento” dell’intero sistema della persona a seguirlo. Non sempre, ma almeno più spesso.
Ma per incrementare questo suo potere consultivo, che può diventare decisionale nel momento che il resto del sistema accetta di seguirlo, c’è bisogno prima di tutto che entri nell’umiltà e si accorga che non “comanda lui”.

L’io,
all’interno del sistema complessivo della persona
ha un potere consultivo, non decisionale.

Se non comprende questo si ritroverà ad urlare rabbiosamente nel parlamento «Quel bignè alla crema ci fa male!!! Lasciamolo perdere!!!», mentre il resto del parlamento se ne fregherà. L’io avrà potere decisionale solo quando troverà il modo di farsi seguire dal resto del sistema. E per fare questo ci vorranno strategie ben diverse dal “darsi la colpa”.

Darsi la colpa è solo un equivoco e una perdita di tempo.

Quando l’io si accorge che alcune cose vanno ricorrentemente storte nel sistema intero della persona, deve rimboccarsi le mani, metterci molta umiltà e pazienza, studiare molto, ragionare molto, e cercare, per tentativi ed errori, di trovare il modo di incidere su un “tutto” che è più grande di lui.

Fare tutto ciò che è in suo potere per non ripetere quello schiaffo. Un potere che riconosce essere un piccolo potere. Ma che diventa grande se usato bene. E nullo, invece, se usato male. E la colpa è un modo di usarlo davvero male. Invece di semplificare e risolvere tutto con “un bel senso di colpa”, l’io dovrebbe scavare a fondo per comprendere quale processo complesso ha portato fino allo schiaffo. Riconoscendo che quel processo non è stato compiuto dall’io ma dal sistema intero della persona.

Certo… Per fare questo l’io deve passare attraverso un senso profondo di impotenza che prima cercava di illudersi di non avere.
Prima sperava di contare di più.
In realtà aveva un disperato bisogno di credere di contare di più.
Perché altrimenti si sarebbe sentito in balìa di qualcosa di molto più grande e incontrollabile da lui.
Questa bugia serviva a non annegare nel terrore.
Ma questa bugia ha un prezzo altissimo: l’io finisce per sentirsi al comando, e quando sotto il suo presunto comando succedono cose brutte, finisce per sentirsi terribilmente in colpa.
E questo senso di colpa non lo aiuta per niente a dare il suo contributo positivo all’intero sistema. Anzi, lo annichilisce.
Il sistema continuerà con i suoi incidenti, le sue cose che vanno storte, mentre l’io è tutto impegnato a darsi la colpa, autocommiserarsi, autoflagellarsi.

Mio caro “io”. Lascia perdere questo prendertela con te, che non ha davvero senso e fai l’unica cosa, invece, che ha senso: datti da fare.
Lo so che ti spaventa confrontarti ad occhi aperti con tutta questa impotenza, ma se lo farai con coraggio, umiltà e pazienza, vedrai che piano piano potrai conquistarti un po’ di potere reale in più. Cambiare in meglio le cose, almeno un poco, quel tanto che potrai e riuscirai. Sentire che, nel tuo piccolo, stai partecipando a qualcosa di grande. Imparare a voler bene a tutte le parti, anche quelle che involontariamente provocano esplosioni e, fra tutte le parti del sistema a cui appartieni, voler bene anche a te.
Mio caro io… non sei onnipotente. E quindi non sei neanche colpevole. Sei una piccola goccia nell’immenso mare di un “te stesso ben più grande”.

Impara a “stare dalla tua parte”.
Dalla parte di te, mio piccolo io, e dalla parte di questo misterioso essere più grande a cui appartieni.

Stai dalla tua parte.
Stai con te.
Fai del tuo meglio.
Sarà quel che sarà.

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Grazie quando vi va di commentare.
Vi chiedo di non copiare e incollare i testi del sito.
Grazie quando vi fa piacere condividere.
Bruno

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Foto di James Superschoolnews: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-rotto-giacca-riflesso-15997894/

4 risposte su “È colpa mia”

Grazie grazie grazie infinitamente grazie Bruno per esserci sempre.
Grazie dal profondo del mio cuore

Grazie di cuore Bruno! Non sarà facile convincerlo, ma le tue parole sanno penetrare le corazze! Grazie davvero!

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