In una gif che gira su internet viene inquadrato il muso di un coccodrillo che nuota placidamente in un fiume. Quando l’inquadratura si allarga si arriva a vedere che sul dorso del coccodrillo c’è un Airone, assolutamente tranquillo, che lo “cavalca”. Vedendo il video c’è certamente un momento di sconcerto e stupore accorgendosi all’improvviso che una possibile preda così fragile possa sentirsi così tanto a suo agio sopra un suo potenziale predatore e stupisce inoltre vedere il coccodrillo non sembrare affatto infastidito della cosa, ma anzi accettarla serenamente.
Ecco, per imparare ad amare dovremmo imparare a “cavalcare il coccodrillo”.
Per arrivare a realizzare una relazione amorevole è necessaria questa capacità qui, meravigliosamente rappresentata in questa gifs.
Per amare ci vuole molto coraggio.
Perché l’amore è pericoloso.
Amare significa esporsi ad una vicinanza molto stretta con qualcuno che, in qualsiasi momento, per qualsiasi ragione, potrebbe rivoltarcisi contro, trasformandosi da risorsa in pericolo.
E una vicinanza molto grande, ci rende molto esposti.
Sarebbe sicuramente più facile “tenersi alla larga” da qualcosa che potrebbe diventare improvvisamente pericoloso. Per l’airone la riva sarebbe certo un posto più sicuro.
Ecco perché può accadere che, inconsciamente, ci teniamo “alla larga dall’amore” con varie strategie.
Frequentemente rimaniamo intrappolati in “amori a metà”, senza renderci conto che siamo andati a cercarceli noi, e che siamo sempre noi a non voler uscire da lì.
Spesso ci entusiasmiamo, ci concentriamo e ci intestardiamo in una relazione che fa fatica a compiersi perché:
1) o ha dentro un ostacolo importante (grande distanza, altri legami già presenti, grande differenza di età, problemi gravi dell’altro che impediscono un’unione completa, ecc.);
2) oppure una relazione con una persona che fugge da noi o che ci dimostra un basso interesse;
3) o una relazione fortemente asimmetrica, dove un incastro “accudente/accudito” impedisce un mettersi in gioco alla pari (relazione che, all’inizio, è rassicurante sia per l’accudente che sente di avere più “potere relazionale”, sia per l’accudito, perché entra in una relazione in cui esiste già una promessa e premessa di “presa in cura”);
4) oppure entrando davvero in una relazione, ma poi creando ricorrentemente situazioni che facciano esplodere crisi e catastrofi che riportino a frequenti nuovi importanti momenti di distanza; come una sorta di ciclico reset che impedisca il procedere dell’avvicinamento progressivo (crisi spesso veicolate dalla gelosia, o dall’affermazione di ricevere poco amore);
5) infine innamorarsi e sostare in una relazione che ci coinvolge poco, per cui sentiamo la sicurezza di poter “condurre il gioco” e di poterne uscire in qualsiasi momento perché non abbiamo paura che un nostro eccessivo bisogno emotivo dell’altro ci “intrappoli dentro”.
Naturalmente sono tutte strategie inconsce ed ingannevoli… Perché si basano su una speranza di essere un poco più al sicuro all’interno della vicinanza, quando invece producono una grande sofferenza che sfocia lo stesso, alla fine, in forme di violenza (più o meno palesi o mascherate).
La prima cosa indispensabile da fare per uscire da questo destino è comprendere una volta per tutte che stare dentro l’amore è pericoloso quanto lo è per quell’airone stare su quel coccodrillo.
Smettiamo di pensare che l’amore sia un posto sicuro in generale.
E soprattutto, nel momento in cui proprio i nostri amori non lo sono, smettiamo di pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in noi o nell’altro.
Prendercela con noi stessi o con l’altro quando le cose vanno male in amore è come giocare a palla rilanciata con un uovo e poi, stupendosi che si sia rotto, arrabbiarsi con uno dei giocatori.
È assolutamente fondamentale affrontare il cammino della relazione sentimentale basandosi su questa certezza:
L’amore non è un posto sicuro per nessuno.
Perché nell’amore siamo enormemente esposti nelle nostre parti più vulnerabili (l’airone) alle nostre parti più viscerali (il coccodrillo), per cui è assolutamente possibile che quest’ultime, a causa di pulsioni potenti di “fame”, di dolore o di paura, si risveglino improvvisamente all’interno di una vicinanza stretta avventandosi su quelle fragili.
L’amore è un equilibrio pericoloso quanto quello di un airone che viaggia sul dorso di un coccodrillo. È molto facile, in amore, trasformarci in coccodrilli che si sbranano l’un l’altro.
Ecco perché è molto naturale e normale che inconsciamente le nostre parti “airone”, che potrebbero facilmente essere predate, trovino forme inconsce di “tenersi alla larga” dall’amore.
Ma poi ci sentiamo soli. E abbiamo un enorme bisogno di alcune cose che soltanto dentro vicinanze strette possiamo trovare. Dunque cerchiamo di avvicinarci all’amore, ma spesso lo facciamo pieni di paure e di difese che ci impediscono alla fine di viverci le vicinanze in un modo davvero sicuro e nutritivo. Perché continuamente sono le nostre stesse paure e difese a far scatenare gli attacchi.
Per goderci le vicinanze e renderle sicure e durature dovremmo diventare coraggiosi come l’airone di questa scena. Un airone che si offre ad una vicinanza importante, ma lo fa in piena tranquillità, senza agitazioni, difese, contrazioni, reattività aggressive.
È difficilissimo imparare l’arte di quell’airone. Ma si può fare.
Si può fare, così come questo airone lo fa.
Ma per farlo è necessario fare ciò su cui si basa l’airone.
L’airone sta lì perché si sente al sicuro.
E si sente al sicuro non perché è certo che di ciò che farà il coccodrillo, ma perché è certo di ciò che può fare lui.
L’airone ha le sue ali, e sa che se qualcosa andasse storto potrebbe usarle per salvarsi.
Inoltre l’airone ha scelto con attenzione la sua posizione rispetto al coccodrillo.
Ed è una posizione che gli dà margine per salvarsi se le cose andranno storte.
Grazie a queste sue attenzioni e capacità, l’airone può “cavalcare ” il coccodrillo in estrema serenità. E questa serenità si trasmette al coccodrillo, che si fa docilmente cavalcare.
Una relazione amorevole può realizzarsi davvero solo quando saremo diventati abbastanza solidi, centrati, capaci di proteggerci e sicuri, da scegliere di cavalcare il coccodrillo, entrando quindi in una vicinanza molto maggiore del guardarlo dalla riva del fiume.
Ma questa centratura, capacità e sicurezza non potremo acquisirla fuori dalla relazione.
È un apprendimento che può essere conseguito solo stando in relazione.
Ecco perché i nostri “amori a metà” sono PREZIOSI.
Con “amori a metà” intendo queste relazioni descritte prima, che ci permettono di “tentare un amore”, ma nello stesso tempo di “tenerci un po’ alla larga da esso”.
Perché i nostri “amori a metà” sono il luogo dove possiamo fare pratica senza buttarci subito a una distanza troppo ravvicinata, senza metterci subito troppo alla portata delle fauci del coccodrillo.
Ma questo solo se sappiamo interpretare il tutto correttamente.
Cioè se sappiamo riconoscere la pericolosità della relazione e se sappiamo accogliere le nostre debolezze e vulnerabilità.
Se lo interpretiamo male succederà ciò che accade sempre: la mia paura mi mette in “amori a metà” dove spero illusoriamente di mantenere un certo margine di sicurezza, ma poi la cattiva gestione di questi “amori a metà” finisce sempre per farci divorare a vicenda dai nostri rispettivi coccodrilli.
Esiste un modo di diventare quell’airone lì:
accolgo con amore le mie, sensate, paure di vicinanza.
Dò loro ascolto e legittimità sottraendole così all’azione dell’inconscio.
Smetto quindi di “scaricare il barile” attribuendo sempre all’altro il fatto che la nostra vicinanza non si compie del tutto.
Mi assumo la mia parte di paura e di resistenza. La accolgo come il modo creativo che la mia anima sta trovando per aiutarmi ad imparare l’amore.
Accetto finalmente che un “andarci piano” ha molto senso.
Comprendo finalmente che “andarci piano” non significa “amarsi poco”, ma significa “cercare di far sopravvivere questo amore, proteggendolo”.
Entro nel pensiero: ci amiamo molto, ma ci andiamo piano perché abbiamo una enorme paura e perché è facilissimo farci male.
Arrivo insomma a comprendere che “andarci piano” è la via, che “il nostro amore a metà” è la via.
Purché questi”amori a metà” e questo andarci piano siano usati per imparare, per capire, per crescere e per acquisire le “ali dell’airone”, cioè quella capacità di protezione non violenta di noi stessi che ci permetta di “cavalcare davvero il coccodrillo”.
Cioè di costruire gradualmente una vicinanza progettuale e completa con un altro essere umano.
Cioè trasformarci, con il tempo e la pazienza, in persone in grado di donarsi completamente ad una vera unione d’amore.
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Bruno
