La Relazione Amorevole nasce per il desiderio di rendere più serene e felici le nostre relazioni affettive. È possibile dunque fare percorsi e attività per migliorare i propri rapporti utilizzando gli strumenti elaborati dall’approccio della Relazione Amorevole. Ma la Relazione Amorevole è un tipo di pensiero che non è adatto a tutti. Si fonda su alcune premesse molto particolari e fondanti. Alcune di queste premesse riguardano temi che toccano il sentire più profondo di tutti noi esseri umani, per cui sono zone estremamente critiche e ad alta reattività emozionale. Può dunque facilmente accadere di non trovarsi d’accordo con queste premesse per via della propria sensibilità, delle proprie convinzioni, della propria storia, dei propri valori e conoscenze. Ciò ovviamente è più che legittimo, sensato e lecito e va assolutamente bene.
L’unica cosa è che se non ci si trova spontaneamente d’accordo con queste premesse, allora è del tutto inutile fare percorsi e lavori utilizzando gli strumenti della Relazione Amorevole.
Ripeto:
se le premesse che seguono risuoneranno come valori presenti anche in te, allora esiste una sintonia potenziale tra te e la Relazione Amorevole.
Se invece anche una sola di queste premesse non la vivi come condivisibile, allora mi sento di poter dire che ci sono scarse possibilità di sintonia tra te e la relazione amorevole.
Insomma tra un pensiero X ed uno Y, opposti e inconciliabili, nessuno vuole affermare che uno è più valido dell’altro, ma semplicemente che se si crede in uno, non si può anche credere nell’altro. E che dunque ognuno fa bene a scegliere di approfondire quello che gli risuona di più. Queste premesse servono a darti modo di capire subito e bene se la Relazione Amorevole è vicina alla tua sensibilità, oppure no.
Premesse di Relazione Amorevole
Prima premessa:
Si è felici insieme, solo se si è felici entrambi.
La relazione si fonda sull’equilibrio tra benessere dell’io, benessere del tu e benessere del noi.
Con questa frase si intende sottolineare che in qualsiasi Noi può accadere il verificarsi di due sbilanciamenti altrettanto disfunzionali:
1) «non aver cura di me, per troppo te»;
2) «non aver cura di te, per troppo me».
Riuscire a dare risposta ai bisogni di entrambi è l’unico modo per portare avanti una relazione felice, sostenibile e duratura. Per questa ragione qualsiasi lavoro nella Relazione Amorevole sarà sempre finalizzato a favorire il giusto equilibrio tra la felicità dell’io e quella del tu.
Quindi se pensi che “Si vede che ti amo, perché mi sacrifico per te” allora la Relazione Amorevole non fa per te;
Ma anche se pensi “Se mi ami davvero, allora dovresti dare risposta ai miei bisogni” la Relazione Amorevole non fa per te.
Ovviamente è giusto in alcuni momenti dedicarsi all’altra persona, così come è giusto, quando possibile, ricevere risposta ai propri bisogni. Ma queste due frasi non rappresentano la Relazione Amorevole perché sono troppo sbilanciate:
Nella prima (Si vede che ti amo, perché mi sacrifico per te) l’io si sta sporgendo troppo verso il tu, dimenticando il proprio baricentro e chiamando “amore” quello che in realtà è solo il proprio bisogno di avviluppare il tu in una dipendenza che rassicuri l’io di essere utile, importante, necessario.
Nella seconda (Se mi ami davvero, allora dovresti dare risposta ai miei bisogni) c’è troppo io, ed il tu viene oggettificato, diventando solo un mezzo per il raggiungimento dei fini dell’io.
Seconda premessa:
Amarsi non basta, bisogna trattarsi con amore.
La vita umana si svolge all’interno di due piani intersecati tra loro: il piano dei Sentimenti e quello degli Accadimenti; in una relazione d’amore è necessario realizzare sia un volersi bene (piano dei sentimenti) che un trattarsi bene (piano degli accadimenti).
Questa frase intende sottolineare che il modo in cui si sta interagendo può fare una differenza enorme, è addirittura più importante di ciò che siamo a livello identitario. Ovvero ognuno di noi può essere molte cose, ma poi durante le interazioni può dare “il meglio di sé” oppure il “peggio di sè” e questo fa tutta la differenza del mondo. Per dirlo con una metafora: i tratti identitari sono come il magazzino di un ristorante, in cui c’è di tutto, dal cibo, ai detergenti, al veleno per topi, ma poi è l’interazione che ci fa prendere di volta in volta cose specifiche dal magazzino per metterle in campo nella relazione. Ciò significa che la Relazione Amorevole crede fermamente che, se ci stiamo facendo del male, questo non dipende da ciò che siamo, ma da ciò che stiamo mettendo in campo. Il lavoro dunque non va verso il giudicare ciò che siamo, decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato e poi cambiare le parti sbagliate della personalità (o “curare la parti malate”), ma va verso cambiare ciò che mettiamo in campo dentro la relazione.
Dunque se tendi a guardare le tue relazioni attraverso definizioni identitarie che “descrivono la personalità di un individuo attraverso categorie” (per esempio: è una persona egoista, infantile, narcisista patologica, vampira affettiva, anaffettiva, ecc.) allora la Relazione amorevole non fa per te.
Terza premessa:
Anche se mi ami, il mio bisogno non è un diritto.
Questa frase vuole ricordare che non abbiamo bisogno solo di ottenere cose dalle persone con cui abbiamo un legame affettivo. Abbiamo bisogno che loro ce le diano per amore e non per obbligo. Cioè che loro abbiano il desiderio di darcele. E c’è un solo modo per aumentare il desiderio di qualcuno per qualcosa: renderla più desiderabile. Se io voglio che le persone a cui tengo abbiano il desiderio di farmi doni, allora io devo trovare il modo di far sì che per loro sia più desiderabile farmi doni. Non c’è altra via. Infatti ogni volta che “estorcerò” dei doni di legame dalle mie persone care, utilizzando la leva di “ciò che sarebbe giusto” (giusto per me, ma che però non sembra giusto a loro) mi sentirò ancora peggio, sentirò ancora di più la sensazione di non ricevere amore, ma di ricevere solo disattenzione e rifiuto. Perché sentirò quei doni di legame vuoti d’amore. Ma non mi accorgerò che sono vuoti d’amore perché sono io che li ho riempiti di obbligo, e lì dove c’è obbligo non può esserci amore. Vogliamo continuamente appellarci al diritto di ricevere risposta ai nostri bisogni. Su cosa si basa la certezza di avere questo diritto? Prima di nascere abbiamo fatto un contratto?
«Sì, va bene, accetto di nascere solo se esiste l’obbligo del mondo di dare risposta ai miei bisogni, e di ricevere risposta proprio da chi dico io».
Inoltre è fondamentale capire che se voglio delle mele, forse potrò ricevere delle mele, cercandole nel modo giusto, nel luogo giusto e nel tempo giusto. Ma se voglio delle mele da un albero che dice che può offrirmi solo pere e non mele, allora chi è che sta facendo qualcosa di sbagliato, l’albero o io?
Le persone mi danno solo ciò che possono darmi, ciò che sentono di darmi, ciò che hanno voglia darmi. Se io voglio qualcosa da loro sono io la persona che sta chiedendo, e loro sono coloro che hanno il diritto di decidere se darmela o no. Io utilizzando un presunto diritto per il mio bisogno cerco di rivoltare le carte in tavola. Non posso attribuire egoismo a chi non mi da ciò che io voglio. Perché non è l’altro a rubare qualcosa di mio, ma io a pretendere qualcosa di suo.
Se pensi che in nome dell’amore tu possa avere qualche diritto su un altro essere umano, che dovrebbe sentirsi in obbligo di darti ciò che tu ti aspetti che ti dia, allora la Relazione Amorevole non è adatta a te. La regola d’oro è: «In una Relazione Amorevole l’io non ha nessun potere e nessun diritto sul tu. Da te posso avere solo ciò che tu avrai il desiderio di donarmi. E se ciò che mi dai non mi basta io potrò fare solo due cose sensate: o andare a cercare altrove ciò di cui ho bisogno, oppure trovare il modo di farti venire il desiderio e la gioia di donarmelo».
Quarta premessa:
Esiste un me invisibile a me.
Questa frase intende dire che mentre vediamo perfettamente ciò che l’altro fa a noi, ci è però in grandissima parte invisibile ciò che noi facciamo all’altro e soprattutto come l’altro vive e sente ciò che noi facciamo a lui. Questo significa che spesso stiamo ferendo l’altra persona senza accorgercene e senza volerlo, così come l’altro sta facendo la stessa cosa con noi.
Solo arrivando intuitivamente a capire che potrebbe esserci questo livello di cecità in entrambi può essere possibile, per la relazione amorevole, uscire dalla sofferenza relazionale ma solo se si è pronti a cercare di vedere l’invisibile.
Se ti sembra che nelle tue relazioni c’è una vittima (tu) e un carnefice (l’altro); e che il male che stai ricevendo non è assolutamente equiparabile al male che potresti mai aver arrecato; e se non sei disponibile a mettere in discussione questa cosa che ti sembra, allora la Relazione Amorevole non fa per te.
Quinta premessa:
Niente cambia, io cambio, tutto cambia.
Cambiare qualcosa di se stessi è già difficilissimo. Se mai abbiamo un po’ di potere per cambiare noi stessi, questo potere diventa pari a zero quando speriamo di cambiare un’altra persona. Per questa ragione la Relazione Amorevole crede che ci sia un peccato originale potentissimo che fa fallire miseramente i nostri tentativi di migliorare i nostri rapporti: «sperare che sia il cambiamento dell’altro a salvarci». Inoltre la frase niente cambia, io cambio, tutto cambia, vuole ricordare che la relazione umana è fondata sulla causalità circolare e quindi su retroazioni e incastri complementari, per cui cambiando un lato della complementarietà, l’altro lato è “costretto a cambiare a sua volta”. Per la Relazione Amorevole migliorare le proprie relazioni si fonda su cercare quale sia il proprio potere reale di modificare qualcosa e provarci, procedendo per tentativi, errori e aggiustamenti. Ciò che la Relazione Amorevole ha sperimentato è che «Se trovo la chiave giusta, l’altra persona mi risponde positivamente; se l’altra persona non mi risponde positivamente, allora non ho trovato la chiave giusta», intendendo per “chiave giusta” una modifica efficace del MIO comportamento.
Se pensi cose come “Non è giusto che faccia tutto io, in amore bisogna impegnarsi in due“, la Relazione Amorevole non fa per te. Perché è vero che bisogna impegnarsi in due, ma il punto è che l’altra persona, a suo modo, lo sta già facendo (come sa, come riesce, come si sente di fare), solo che noi siamo nella pretesa che lo faccia nel modo e nella forma che diciamo noi, e non vedendo ciò che ci aspettiamo e desideriamo, decidiamo che l’impegno dell’altro non c’è, usando ciò come scusa per concentrarci su ciò che dovrebbe fare l’altro, invece di concentrarci su ciò che potremmo fare noi.
Sesta premessa:
Essere felice senza arrecare alcuna infelicità.
Il punto cruciale è che siamo “Esseri egocentrati in un mondo che non è egoverso”, cioè il mondo non è rivolto e concentrato su di noi. Ciò non è qualcosa che abbiamo scelto noi o che dipende dal nostro carattere, ma dipende da una programmazione biologica presente ineludibilmente in tutti noi. Cioè siamo biologicamente egocentrati e dunque programmati dall’evoluzione naturale a vedere ciò che ci circonda come qualcosa che riguarda la nostra sopravvivenza. Questo però fa sì che noi entriamo in una grande sofferenza e paura ogni qual volta le “traiettorie del mondo” (e quindi anche delle altre persone) collidono con i nostri bisogni. Ma essendo esseri egocentrati e guardando tutto da una prospettiva soggettiva finiamo per vivere ciò che sta accadendo come “un torto” che qualcuno o qualcosa ci sta facendo. La verità invece è che, quasi sempre, non c’è “qualcuno che ci sta facendo un torto, ma solo qualcosa che sta andando storto”. E ciò è soprattutto vero con le persone che facciamo entrare nel nostro “cerchio interno relazionale”. È vero che spesso si finisce per farci torti reciproci, aggredirci, predarci, attaccarci e vendicarci, ma solo alla fine di un lungo periodo di accumulo in cui ci siamo feriti reciprocamente senza vederlo e senza volerlo. La frase sopra intende ricordare ciò che in verità è ovvio: le persone con cui sto cercando di creare un legame affettivo sono persone che, esattamente come me, partono dalla premessa interiore di essere felici senza recare a nessuno infelicità.
Se pensi che le premesse delle persone che vorresti amare e da cui vorresti ricevere amore siano di tipo predatorio o di “egoistico menefreghismo” che si interessa solo ai propri bisogni, allora la Relazione Amorevole non fa per te. L’unico lavoro utile con la Relazione Amorevole parte dalla convinzione che “se io riesco a togliere dall’interazione ciò che di disfunzionale metto io, e se riesco a proteggermi in modo non violento da ciò che di disfunzionale metti tu, allora favorirò il ritorno alla radice presente in ognuno di noi due: il desiderio di creare un’alleanza esistenziale volta ad aiutarci reciprocamente per essere felici senza recare infelicità.
Tutto ciò rafforza la convinzione che nell’ambito della relazione affettiva sia possibile un: “niente cambia, io cambio, tutto cambia“. Perché è abbastanza credibile che se io miglioro il mio “far felice me, facendo felice anche te” tu facilmente inizierai a “remare nella stessa direzione”, vedendo bene che è ciò che avresti voluto fare anche tu, solo che non sapevi come fare.
Per questo, dopo essere usciti dalla terribile nube di fumo, polvere e fiamme, che abbiamo creato insieme con una interazione disfunzionale fondata sulla cecità, anche tu avrai una motivazione potentissima a cercare di creare una sinergia verso la meta comune di essere felici insieme, nella libertà e e nel rispetto reciproco.
Ecco un riassunto delle premesse:
Si è felici insieme solo se si è felici entrambi.
L’io deve cercare strategie che favoriscano il dare risposta ai bisogni di entrambi. L’io, nel Noi, deve avere cura sia di sè che dell’altro.
Amarsi non basta, bisogna trattarsi con amore.
Conta più cosa mettiamo in campo, di ciò che siamo e dei sentimenti che proviamo. Se interagiamo bene possiamo tornare a far fiorire il meglio di noi.
Anche se mi ami, il mio bisogno non è un diritto.
L’io non può pretendere i doni. Può solo farsi desiderabile per ricevere doni, oppure cercare altrove i doni che non riceve da quel particolare tu.
Esiste un me invisibile a me.
Io vedo ciò che mi fai ma non vedo che effetti provoca in te ciò che ti faccio io. Inoltre ho molte altre cecità. Per amare devo imparare a vedere l’invisibile.
Niente cambia, io cambio, tutto cambia.
Aspettarsi che sia il cambiamento dell’altro a salvarci è fatale. L’unico potere dell’io è sull’io stesso. Nel Noi, se l’io cambia, anche il tu è costretto a farlo.
Essere felice senza arrecare alcuna infelicità.
In verità nessuno vuole far male all’altro. L’io usa il sentirsi vittima per scaricare sul tu l’onere di aggiustare la relazione. Il rapporto migliorerebbe se l’io imparasse sia a proteggersi in modo non violento, sia ad avere meglio cura del tu.
CONCLUSIONI
La Relazione Amorevole potrebbe risultarti utile, dunque, solo se senti di poter aderire a questa “dichiarazione d’intenti”:
Ho il desiderio di mettere in gioco ciò che mi sembra, riconoscendo che esiste un me invisibile a me, e molti punti di cecità nella relazione, che possono aver prodotto un farci male reciproco senza vederlo e senza volerlo e voglio avere fede nel fatto che anche tu, come me, stai solo cercando di essere felice senza recare alcuna infelicità. Partendo da questi presupposti credo sia plausibile che riuscendo a vedere ciò che non vedevo potrei riuscire a portarti delle proposte relazionali nuove, più capaci di salvare me, mentre cerco anche di non farti del male. Se queste proposte, dopo vari tentativi ed errori, riuscissero ad essere sufficientemente efficaci credo che sia possibile che tu possa decidere di rispondermi in un modo positivo, e che questo tuo modo positivo di rispondermi, unito al mio sforzo di far felici entrambi possa favorire l’uscita di entrambi dalla percezione che qualcuno ci stia facendo un torto per tornare dentro ad una alleanza relazionale rivolta a trovare le soluzioni a ciò che sta andando storto e che sta rendendo difficile realizzare quello che è l’unico desiderio di entrambi: volerci bene.
